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Dott. Fabio De Ninno

  • Dottorato: 28° ciclo
  • Matricola: 774584

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Tutore

Marco Di Giovanni
Prof. Brunello Mantelli

Curriculum vitae

Curriculum Vitae

Tesi di dottorato

Fascismo e mare

Politica, strategia e tecnologia nella Regia marina, 1919-1936

Premessa 

Il progetto del fascismo di fare dell’Italia una grande potenza mondiale passava anche attraverso la dimensione marittima, perciò la Regia Marina acquisì un’importanza vitale per la politica estera e l’espansione dell’Italia fascista.

La tesi intende tracciare l’evoluzione della Marina militare italiana nel periodo 1919-1936, con particolare riferimento alla dialettica tra l’istituzione militare e il fascismo. La scelta del periodo è definita da due cesure fondamentali della storia nazionale che influirono in maniera determinante nella collocazione internazionale del paese e nella sua “proiezione” mondiale: la fine della Grande guerra e la Guerra d’Etiopia.

Lo scopo della tesi è dimostrare che la relazione tra fascismo e marina fu molto più stretta di quanto pensato fino ad oggi. In particolare, intende illustrare come il fascismo incise direttamente sull’evoluzione della marina italiana, inducendo una decisiva trasformazione politica, culturale e tecnica, modificando profondamente le caratteristiche dell’istituzione rispetto al periodo liberale.

 

Problema storiografico

 

Lo studio dei rapporti tra fascismo e forze armate ha subito negli ultimi vent’anni una profonda evoluzione, superando il paradigma secondo cui queste ultime furono toccate solo in parte dalle trasformazioni prodotte dal regime nella società italiana[1].

Gli studi sulla marina però non sembrano aver preso coscienza di questa evoluzione della ricerca. Fanno eccezione pochi lavori anglosassoni, i quali però sono prevalentemente concentrati sulla dimensione della politica navale e in particolare su quella della seconda metà degli anni trenta[2]. A questa debolezza si unisce l’influenza degli studi di politica estera della scuola defeliciana, i quali, attraverso la tesi dell’altalenante politica estera e strategica del regime[3], hanno indotto gli storici navali italiani a sostenere che in questo problema va rintracciata l’inefficienza della marina nella Seconda guerra mondiale[4].

Si tratta però di un’interpretazione che non tiene conto ne delle prospettive aperte da Knox e Collotti sul rapporto tra ideologia, espansione e politica estera fascista[5], ne di quelle di Rochat sulle guerre italiane degli anni trenta, nelle quali è illustrato il progressivo asservimento delle forze armate a queste ambizioni[6].

Infine, a completare il quadro di arretratezza della storiografia sulla marina italiana è la mancata adozione dei più recenti modelli paradigmatici di storia marittima e navale,provenienti dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti[7].

 

Obiettivi della ricerca

La tesi intende superare la lettura di una marina “vittima” del fascismo e isolata dal regime, illustrando come l’appoggio a questo fu attivo e costante sin dalla presa di potere di Mussolini. La discussione partirà dall’analisi della marina liberale e in particolare dalle sue contraddizioni interne di natura organica e dalle ambizioni politiche della sua leadership, frustrate dalle ridotte risorse disponibili e dalla vulnerabile posizione marittima dell’Italia.

Le contraddizioni e le ambizioni furono esacerbate dal primo conflitto mondiale e soprattutto dal turbolento dopoguerra italiano. Fu negli anni 1919-1922 che i vertici della marina scelsero l’alleanza politica con il fascismo, ritenendo che i deboli governi liberali avessero mancato di rispondere alle opportunità di espansione marittima che la vittoria nella Grande guerra aveva offerto. A questo si aggiungeva la volontà di ridurre al silenzio il dissenso interno alla marina stessa, causato dal mancato riconoscimento della posizione degli ufficiali tecnici e dall’agitazione sociale nei ranghi inferiori.

Entrambi i fattori furono decisivi nella cementazione dell’alleanza tra la leadership della marina e il fascismo. In questo modo la marina appoggiò la marcia su Roma, ritenendo di aver trovato nel governo di Mussolini una risposta ai propri problemi e ambizioni.

La ricerca illustrerà come nell’ambito della marina comparvero precocemente, in opposizione a quanto sostenuto finora dalla storiografia, atteggiamenti di avvicinamento ideologico al regime, quando non un vero e proprio asservimento culturale e politico. Questo trovò la propria sanzione in una rigida separazione tra il gruppo dirigente degli ufficiali di vascello e gli ufficiali tecnici, le cui rispettive formazioni e carriere furono adattate a un modello di separazione elitaria, costruito intorno ai primi. A questo si associò l’apertura dell’istituzione all’educazione politica dei propri quadri, promossa attivamente dai tardi anni venti, dalla generazione di ufficiali che assunse il controllo della marina nel dopoguerra.

Lo stesso gruppo di potere si occupò di promuovere (assieme all’industria navale) attivamente la propria visione del futuro marittimo dell’Italia, fornendo al regime parte delle basi geopolitiche su cui poggiare le proprie rivendicazioni mondiali.

L’associazione tra marina e fascismo fu consumata attraverso una politica navale rivolta verso una politica di potenza mediterranea e poi anche mondiale. Per servire le proprie ambizioni e quelle del regime, il vertice della marina fece della parità navale con la Francia il proprio dogma. Le risorse disponibili furono sbilanciate a favore delle costruzioni navali, spingendo la marina verso un approccio quantitativo opposto a quello qualitativo del periodo liberale.

La politica di potenza sponsorizzata dalla forza armata e dal regime fu anche all’origine del conflitto tra aeronautica e marina. Infatti, entrambe le forze armate si mossero per assumere un ruolo chiave nella proiezione di potenza mondiale del fascismo. In questo modo l’azione propagandistica della marina, attraverso le crociere oceaniche, si associò a quella dell’aeronautica, entrando in competizione con quest’ultima. In questo conflitto istituzionale, oltre che nelle questioni tecniche, sarà rintracciata l’origine dei problemi di cooperazione tra le due forze armate.

Il quadro sarà completato dall’analisi dei problemi tecnologici e nella qualificazione professionale degli ufficiali che la politica di potenza causò. In particolare, l’analisi di alcuni sviluppi tecnologici chiave del periodo servirà a illustrare il fallimento della “scienza nazionale”, sponsorizzata dal regime e dalla marina stessa, nell’adeguare la flotta agli sviluppi tecnici internazionali. Contemporaneamente, la qualità degli armamenti prodotti risentiva dell’asservimento agli interessi dell’industria cantieristica. Questa con l’appoggio dei vertici navali e del regime, utilizzò il nazionalismo economico e poi l’autarchia per imporre, sin dagli anni venti, produzioni qualitativamente inferiori e più costose rispetto alle omologhe straniere.

Il progressivo asservimento della marina vedrà, a partire dai primi anni trenta, l’isolamento delle figure critiche, portando alla costituzione di un vertice navale disposto a seguire ciecamente il regime, anche se consapevole che questa scelta avrebbe condotto al disastro. Si trattò di un aspetto che emerse prepotentemente durante la Crisi mediterranea del 1934-36, nel corso della quale la leadership della marina seguì ciecamente Mussolini nell’avventura etiopica, preparando la strada per la propria sconfitta italiana nella Seconda guerra mondiale.

Il quadro ricostruito ambisce a rivedere la marina come attore attivo nella costruzione del regime fascista, della sua visione geopolitica, della sua politica estera e di potenza, inserite all’interno di una cultura profondamente militarista, alla cui costruzione la marina contribuì. Il tutto dovrebbe definire come fu costruita la “grande marina” del fascismo, legando la storia dell’istituzione al regime che la permeò disegnandola secondo le sue ambizioni e caratteristiche politiche, economiche e culturali.

 

Fonti della ricerca

 

La ricerca è svolta su un ampio parco di fonti primarie provenienti dai seguenti archivi: Archivio Centrale dello stato (Roma), Archivio storico del Ministero degli affari esteri (Roma), Archivio dell'ufficio storico della Marina militare (Roma), Archivio dell'ufficio storico dell'esercito (Roma), Biblioteca dell'Accademia navale (Livorno), Service historique de la defense (Parigi), The National Archives (Kew Gardens - Londra)

Alle fonti primarie si sommano le fonti a stampa del periodo, in particolare riviste di carattere politico e culturale (Gerarchia, Nuova Antologia), tecnico-militare (Esercito e nazione, Rivista marittima, La marina italiana), marinaresco (L’Italia marinara). Infine, si aggiungono alcuni dei principali quotidiani del periodo tra le due guerre.



[1]Labanca Nicola, a cura di, Storie di guerre ed eserciti. Gli studi di storia militare negli ultimi venticinque anni, Unicopli, Milano 2011.

[2]Mallett Robert, The Italian navy and the fascist expansionism, 1935-1940, Frank Cass, Londra 1998; Gooch John, Mussolini and his generals. The armed forces and the fascist foreign policy 1922-1940, Cambridge university press, Cambridge 2007.

[3] De Felice Renzo, L’Italia tra tedeschi e alleati: la politica estera fascista e la Seconda guerra mondiale, Il Mulino, Bologna 1973; Quartararo Rosaria, Londra tra Roma e Berlino, La politica estera fascista 1930-1940, Bonacci, Roma 1982; Minniti Fortunato, Fino alla guerra, Strategie e conflitto nella politica di potenza di Mussolini, 1923-1940, ESI, Napoli 2000.

[4] Giorgerini Giorgio, Da Matapan al Golfo persico, La marina militare italiana dal fascismo alla repubblica, Mondadori, Milano 1989.

[5] MacGregor Knox, La guerra di Mussolini, Editori Riunuti, Roma1984; Collotti Enzo, Fascismo e politica di potenza, 1919-1940, La Nuova Italia, Firenze 2000.

[6] Giorgio Rochat, Le guerre italiane 1935-43, Einaudi, Torino 2005.

[7] HarlaftisGelina, Maritime history or history or the history of Thalassa, in GelinaHarlaftis, Nikos Karapidakis, Kostas Sbonias, VaiosVaiopoulos, The new ways of history, developments in historiography, I.B. Tauris, Londra 2010, pp. 211-238; Hattendorf John B., Talking about naval history, a collection of essays, Naval war college press, Newport News 2011.

 

Attività di ricerca

Storia navale, storia marittima, storia del fascismo italiano, storia delle guerre mondiali, storia dell'Italia liberale.

Ultimo aggiornamento: 07/01/2015 18:16
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